“Se ti ci metti con impegno raggiungi qualsiasi risultato”

Ricordate da dove viene questa citazione? Esatto, Ritorno al futuro. E questa volta mi sto impegnando davvero.

Ho preso il famoso libro È facile smettere di fumare, se sai come farlo di Allen Carr. Qualcuno mi ha detto che mi avrebbe aiutato tantissimo, ho trovato esperienze di interi nuclei familiari che dopo la lettura hanno immadiatamente abbandonato le sigarette senza problemi. Altri mi hanno detto che era soltanto un riassunto di banalità e che spendere soldi per acquistarlo era inutile. 180 pagine al costo di due pacchetti di Camel. Potevo anche fare il tentativo, no?

L’ho letto. Non posso negare di aver pensato a tratti “Questo lo sapevo anche senza trovarlo scritto qui”. È una raccolta di concetti semplici, spesso ripetuti allo sfinimento. Ma aiuta. Fa scattare qualcosa. Finita l’ultima pagina ho chiuso il libro, mi sono rollato due sigarette, ho fumato la prima, arrivato quasi al filtro l’ho usata per accendere la seconda. Tre tiri, spenta. Mi sono sbarazzato di tabacco, cartine, filtri e accendino.

Non fumo da una settimana.
Non nego che i primi giorni sono stati un po’ fastidiosi, specie al lavoro dove avevo degli orari in cui una sigaretta ci stava tutta, abitudine. Spesso finivo una qualche attività e pensavo “Ok, adesso esco e…”, mi partiva un leggero panico ma non ho ceduto. Ogni giorno questi momenti si sono attenuati e in parte sono anche spariti.
Ho pure installato un paio di app (QuitNow! e Quit Smoking: Cessation Nation) che ti dicono da quanto non fumi, quanto hai risparmiato in termini di tempo e denaro, quanto ci ricavi in salute (tempo per azzerare la nicotina dal corpo e per eliminare la dipendenza, ad esempio). Queste statistiche però devono essere soltanto una curiosità, continuare a controllarle morbosamente mi farebbero capire che il fumo mi manca e non è così, non deve.

KEEP CALM AND DO NOT SMOKE.

Era il 1° agosto

Era il 1° agosto.

Io e Lisa ci conoscevamo da un paio di settimane e dopo qualche uscita decidemmo di etichettare il nostro rapporto.

“Ma sì, mettiamoci insieme, vediamo come va”.

Nessuno dei due all’epoca avrebbe mai pensato che adesso avremmo avuto la fede al dito e una cameretta da preparare per la piccola in arrivo.

È il 1° agosto: sono passati esattamente 10 anni.

Ti amo.

Più che carne secca direi un fico secco

So di avere un difetto, e so anche di non essere il solo: quando appare un nuovo sito social o simile mi ci iscrivo, anche se nella maggior parte dei casi va a finire che l’account rimane lì giusto per occupare il nickname.

Così fu per Klout, servizio che in base agli account che si collegano dà un punteggio all’influenza che si ha nei vari servizi, Twitter, Facebook e Instagram ad esempio. Gare di celolunghismo a profusione. Poi è stato comprato, è rimasta la storia del punteggio ma hanno concentrato tutto l’ambaradan sul suggerimento di contenuti da condividere, la pianificazione dei post e le statistiche. Non so se lo facessero anche prima, ma per la prima volta mi è arrivata la possibilità di riscuotere un perk: ti mandiamo la tal cosa se tu twitti o posti su facebook che te l’abbiamo mandato.

Perfetto. Mi tocca la carne essiccata, marca Jack Link’s. L’ho provata in viaggio di nozze, bona! Accetto! Compilo la form, metto l’indirizzo di spedizione, twitto, hashtag e tutto. L’account ufficiale del prodotto mette il tweet tra i preferiti.

Due settimane, niente. Arriva una mail che mi chiede di esprimere il mio gradimento al prodotto ricevuto o di segnalare la mancata consegna. Scrivo dicendo che non mi è arrivato nulla. Non è che in Italia non spediscono? ….esatto. Mi rispondono che è troppo costoso spedire fuori dagli Stati Uniti, quindi picche, si scusano.

Thank you for reaching out. Unfortunately, we are only able to send this Perk to US recipients, as it would be very expensive to ship to Italy. I apologize about the confusion. We are always working to add more Perks and hope to have more international Perks in the near future.

Non muoio eh, però mettere un warning nella compilazione della form con dati fuori dagli USA era una brutta idea? C’era anche lo spinner con tutti gli stati del mondo, se sai che fuori non puoi spedire che lo metti a fare?

Adesso però ditemi dove comprarla qui in Italia. Ho capito che posso prenderla online, ma in qualche negozio magari si trova. Ormai ne ho voglia.

Honeymoon in the U.S.A.

Il 2013 che va concludendosi è stato molto importante: il 29 settembre Lisa e io ci siamo sposati. Dopo lo stress dell’organizzazione ci siamo goduti la cena e tutti i festeggiamenti grazie ai tanti amici e parenti che erano con noi e che ringraziamo di cuore.

Dopo meno di una giornata di riposo siamo finalmente partiti per la nostra luna di miele. Sarà anche un cliché ma la meta non potevano che esser gli Stati Uniti d’America. Della serie “se non lo facciamo adesso chissà quando ci andiamo”. Da malati di serie TV e film la destinazione era quasi obbligata. Le tappe sono state Washington D.C., le cascate del Niagara, Toronto e New York.

Non ho intenzione di fare chissà che descrizioni o di ammorbarvi con eterni racconti, semplicemente durante il viaggio ci siamo segnati un po’ di punti – molte curiosità e frivolezze comprese – che ci hanno colpito.

Il volo d’andata

Era il nostro primo volo oltreoceano. Senza dubbio lungo, specie se separano gli sposini su due file diverse ai due lati della fusoliera.

L’acqua alta…

…nel water. Non ci sono molti giri di parole da fare: qualcuno mi spiega l’utilità dell’acqua alta fino a metà tazza?

L’hotel a Washington

La struttura dove stavamo a Washington era kitch a livelli altissimi. Sotto il balcone della nostra camera c’era una piscina vuota lasciata un po’ a se stessa, degna di un puntatone di CSI. Per non parlare dei lunghi corridoi con moquette anni ’70 per farci rivivere i fasti di Shining.

Shutdown…

Sì, siamo atterrati nel Day 1 dello shutdown. Tutti i musei Smithsonian erano chiusi, la Libreria del Congresso anche, molti monumenti irraggiungibili (ad esempio al Lincoln Memorial non potevi arrivare alla statua di Lincoln seduto, era tutto transennato a distanza). Ci siamo beccati una Washington “fantasma”.

Siamo così riconoscibili?

Arrivati da poco, anche se piuttosto stanchi andiamo a fare un giro. Cerchiamo un supermercato per prendere delle bottigliette d’acqua, con scarsi risultati. Una ragazza si ferma, ci chiede se abbiamo bisogno d’aiuto, con lo smartphone controlla e ci dà indicazioni. Dopo essersi allontanata torna indietro per confermarci che le informazioni dateci sono corrette. In Italia non ho mai visto una cosa del genere.

«Vi chiedo scusa»

In ascensore una coppia di sessantenni attacca bottone, chi chiede di dove siamo e, dopo aver elencato un po’ di luoghi comuni sull’Italia, ci chiede scusa. Non per i luoghi comuni, ma “a nome della Nazione” per lo shutdown che ci precluderà diverse esperienze.

Scoiattoli!

Ovunque. Nelle aiuole, sugli alberi a bordo strada, in ogni parco. Noi abbiamo i piccioni, loro gli scoiattoli.

Che rogna arrivare a Union Station

Non sono urbanista, ma perché uno dei punti più importanti come Union Station – la stazione dei treni –  non è uno snodo della metro? E oltretutto è appena segnata sulla mappa come una fermata qualsiasi. Non lo trovo per niente sensato.

Photo-zombies!

Avete presente quelli che a Pisa fanno la foto tutti uguale con la Torre, facendo finta di reggerla? Ecco, uguale ma con il Washington Monument.

Ci mancava la predicatrice

Mattina presto, noi e le nostre valigie aspettiamo la metro, manca qualche minuto. Una gentile signora afroamericana si mette a chiacchierare con noi, del fatto che siamo freschi sposi in viaggio di nozze, che ci siamo beccati lo shutdown, cosa che però non le impedisce di dover andare quella mattina a fare la giurata in Corte Suprema (Wow! Che figata, come in tivì!).
Parte dallo shutdown, ci chiede se crediamo che gli USA possano evitare il fallimento e da lì è un attimo dirci che nella Bibbia si parla del fallimento di ogni governo mondiale. Per fortuna è arrivato il treno. Dove lei entra e attacca lo stesso pippone ad un’altra tizia.

La Dodge Charger!

Ci sono parcheggiate una Dodge Charger, una Volkswagen e un’altra robaccia. Scherzi sperando che ti diano la Dodge. E ti danno la Dodge. Già hai paura di far danni, così non ti rilassi di sicuro.

Scappati giusto in tempo

In viaggio verso nord nella nostra Dodge Charger sentiamo che in radio parlano di una signora che ha provato a sfondare dei blocchi attorno al Congresso a Washington. Il risultato sono il lockdown della zona e il suo abbattimento. Eravamo in quella zona giusto il giorno prima.

La US-219

Il viaggio verso nord ci costringe a prendere per lunghi tratti delle strade statali (non le comode interstate). Quella su cui passiamo più chilometri miglia è la US-219: piccoli paesini di casette colorate in cartongesso, tutte con la bandiera degli Stati Uniti rigorosamente appesa fuori dalla veranda, molte con una stella appesa o disegnata, chiese che capisci subito essere il centro nevralgico dei paesini, praticamente mai cattoliche – evangeliche, presbiteriane, luterane… – e casette massoniche, nel senso che fuori c’erano il logo di squadra e compasso e la scritta mason house.

Proviamo questo Donkin’ Donuts

Abbiamo evitato le catene tipo McDonald’s e Subway (Starbucks invece ci piace un sacco e poi c’era la wifi aggratis). Ci siamo concessi di provare Donkin’ Donuts con codesto risultato: quelle ciambelle o le mangi subito o fanno schifo. Prese nel pomeriggio e mangiate la mattina dopo erano praticamente da buttare.

La finzione di Niagara Falls

Quello che colpisce della zona però è che tutte le attività si sono spostate a ridosso della zona delle Cascate o a Clifton Hill, una specie di piccola Las Vegas costruita ad hoc per intrattenere quei turisti che, dopo aver visto le attrazioni naturali potrebbero tranquillamente andarsene, tanto non c’è altro. Infatti il resto della cittadina sembra fantasma: la zona attorno alla stazione dei treni e dei bus è praticamente disabitata, i negozi e altri esercizi sono chiusi e abbandonati.

La cortesia dei canadesi

Le Cascate le abbiamo viste la sera, abbiamo preferito usare l’intera giornata per visitare Toronto (a 2 ore di bus da Niagara Falls).
Ormai più bravi a orientarci rispetto al primo giorno a Washington cerchiamo una cosa al volo sulla cartina e un ragazzo che aspettava di attraversare con noi ci chiede se ci siamo persi o se abbiamo bisogno di indicazioni. Ecco rispettato il luogo comune americano circa la gentilezza dei canadesi. Magari la ragazza a Washington era canadese.

«Eh, we are from Italy…»

Per strada cercano di fermarti per qualsiasi cosa, dopo un po’ diventa pesante. L’inglese finto stentato di Lisa che diceva «Eh, we are from Italy…» ci ha risparmiati un po’. Ma faceva ridere quando lo diceva.

La Giudecca di Toronto!

Abbiamo fatto un giro alle Toronto Islands, quelle che abbiamo chiamato “la Giudecca di Toronto”. Compongono quello che puòà essere definito un po’ il lido di Toronto, con spiagge, campi da beach volley, un luna park, tanti locali. Tutto chiuso, stagione finita. Però c’è anche gente che ci vive e ci dovrebbero essere anche delle scuole.

I pro e i contro dell’Ameritania Hotel

Giunti finalmente a New York – vi risparmio le sensazioni della guida a Manhattan – arriviamo al nostro alloggio, l’Ameritania Hotel. Il pro sono la posizione – su Broadway, a 3 minuti a piedi da Times Square, di fianco all’Ed Sullivan Theater dove fanno il David Letterman Show – e le belle camere anche se più piccole rispetto alle altre due che abbiamo avuto, ma ci sta. I contro erano il rumore di fondo – la camera dava verso la parte interna dell’hotel dove sono montati tutti i motori dell’aria condizionata – e la WiFi a pagamento. La leggenda narra che molta gente non sia stata trattata bene dal personale, a noi non è successo.

Times Square nel giorno sbagliato all’ora sbagliata

Siamo gente semplice, abituata ai paesi, alle montagne e alle campagne. Arrivare a Times Square di sabato alle 17 è quanto più di opposto alle nostre abitudini che possa esistere. Ho dovuto spingere Lisa in un negozio riprendere fiato, quasi mi girava la testa con tutte quelle luci, rumori, traffico, gente.

«Hey, how are you…?»

Abbiamo notato che chiunque lavori a contatto con le persone ha l’educatissima abitudine di salutare e chiedere come va, così, quasi fosse una normale estensione del saluto. Noi dopo qualche volta che ci sentivamo chiedere come andava volevamo rispondere di farsi una padellina di affari loro. Abitudini diverse.

Il servizio fotografico per l’engagement?!

Passeggiando per Central Park abbiamo incrociato diverse coppie che si facevano fare servizi fotografici. Ci siamo ritrovati su un sentiero con una di queste coppie che ci ha invitato a passare tranquillamene, così ringraziando abbiamo chiesto se era un servizio per il matrimonio. No. Era per il fidanzamento. Uhm.

iPhones, iPhones everywhere

Un incubo. Tutti con uno smartphone in mano, 99 volte su 100 un iPhone, quasi sempre ultimo modello. Sul traghetto per Staten Island ho visto un ragazzo con un Samsung Galaxy S3, volevo stringergli la mano.

«Hey, have a good one…»

Ci siamo concessi un po’ di shopping. Poco a dire il vero, non siamo molto portati. Siamo stati da Urban Outfitters, che io non conoscevo. Beh, i muri trasudavano di hipsterismo. Non solo per i capi, ma anche per l’oggettistica, tipo giradischi.
Uscendo con un paio di articoli acquistati è suonato l’allarme, la ragazza all’ingresso ha controllato il sacchetto continuando a scusarsi perché lo stava facendo, d’altronde era il suo lavoro. Poi ci ha congedati con un «Hey, have a good one…». Volevo rispondere «Yo».

Gray’s Papaya

Le guide suggerivano di andare assolutamente a mangiare un hotdog da Gray’s Papaya, un’istituzione newyorkese. Beh, entri e pensi che non compreresti nemmeno un bicchiere d’acqua. Poi prendi l’hotdog e ne mangeresti altri 8, oltre a iniziare a idolatrare il locale.

La Piccola Statua della Libertà

Sarà che tutto è davvero enorme ma la Statua della Libertà risulta davvero piccola all’occhio. Non siamo stati a Liberty Island a causa dello shutdown e perché sinceramente non avevamo intenzione di buttare mezza giornata per andare fino a lì, ci siamo accontentati di fotografarla dal traghetto gratuito dei pendolari di Staten Island.

A Wall Street cambia il caffè?

Ho perso il conto di quanti litri di beverone (così chiamavamo il Caramel Macchiato) abbiamo preso da Starbucks. Come se l’avessimo preso sempre nello stesso posto nonostante fossero stati sempre posti diversi. A parte una volta, a Wall Street. Era molto più forte, come e ci fosse stato dentro molto più caffè. Che lo facciano più forte per i broker?

Il Village è una sede distaccata di Londra

La zona residenziale che più ci è piaciuta è sicuramente quella del Greenwich Village, con le sue costruzioni non troppo alte, con i mattoncini a vista… Oh wait, ricorda un po’ Londra no? Eh, lo sapevo che siamo propensi al british.

Insomma…

Questa è solo una piccola selezione di quello di cui volevo scrivere, se avessi scritto tutto quello che mi è passato per la testa potevo tranquillamente pubblicare un libro.
Mentre eravamo a New York non eravamo troppo entusiasti, forse frenati dallo stress del periodo delle nozze, dalla stanchezza, dalle differenze abissali dalle nostre abitudini. Un paio di settimane dopo essere tornati ci siamo resi conto di quanto ci abbia colpito. Per questioni di tempo non abbiamo proprio potuto vedere (alla fine solo Manhattan e nemmeno Harlem purtroppo).

Ci torneremo. Prima o poi.

 

Assenze, serie tv e punto della situazione

Nei mesi scorsi in un’impeto di produttività ho parlato di alcune serie tv che stavo seguendo o che ho tagliato dalla mia lista personale degli interessi. Poi come al solito mi sono quasi dimenticato di avere un blog, quindi questo è un buon momento per buttare giù un paio di pareri su punti di vista lasciati in sospeso. Eccoli.

Dexter

Spoiler per chi non ha visto tutta la settima stagione.

In questo post sapevo che gli autori avevano tutte le potenzialità per bruciare quel poco di buono costruito fino a metà stagione. Non mi sbagliavo.

Wayne Randall, lo scrittore che da sempre accusa Sarah, viene fatto fuori quasi subito. Isaak Sirko, il mafioso ucraino gay e personaggio molto interessante, ammazzato in pochi episodi. Sarah tradita da Dexter ed arrestata, ben a conoscenza di chi sia il nostro serial killer preferito. L’unica nota positiva è la dipartita di LaGuerta, cliffhanger della settima stagione.

Per fortuna l’ottava sarà l’ultima stagione, fatto rimarcato anche dallo spostamento della serie all’estate! Rallegriamoci: non dovremo occupare un’ora alla settimana da settembre a dicembre per vedere come la storia andrà a finire, anzi, per inizio autunno avremo uno slot libero libero per qualche novità. Segnatevi la data: season premiere 30 giugno 2013. The Final Symphony

Homeland

Capolavoro. Ripeto, capolavoro. È vero, la qualità di una serie non si misura – solo – contando i premi che ottiene (quella grandissima serie che è stata Fringe avrebbe meritato millemila Emmy per John Noble, e invece…) ma tutti quei riconoscimenti dati alla serie, a Claire Danes e a Damien Lewis non possono essere casuali. E no, non lo sono. E no, non faccio nessuno spoiler, guardatela, ne vale davvero la pena.

Perde smalto ma è pur sempre Dexter

Serie per me ormai storica: siamo arrivati alla season 7 e non mi sono ancora stufato di seguire le vicissitudini dell’ematologo Dexter Morgan. Non starò qui a postare riassunti da Wikipedia, anche non seguendolo quasi tutti sanno di cosa sto parlando. In questa serie il serial killer più famoso della tv ne ha passate di tutti i colori, sia a livello personale a causa della malattia di Michael C. Hall che a livello di personaggio: con il passare delle stagioni il contraccolpo sul plot si è sentito eccome.

!!! Attenzione Spoiler Alert fino alla Stagione 6 !!!

Le migliori stagioni per quanto mi riguarda sono la prima, con Rudy fratello maggiore perso e ritrovato come Ice Truck Killer, e la quarta, con la nemesi per eccellenza Trinity Killer interpretato da John Lithgow e il finale shock con la morte di Rita inferta proprio per mano sua. Se nella seconda, quella con l’inglesina schizzata, si teneva comunque un buon livello, nella terza con il procuratore allievo serial killer molti dettagli mi hanno fatto storcere il naso. Il fondo del barile lo abbiamo toccato nella quinta stagione con la vittima salvata e diventata aiutante serial killer Lumen (uscita di scena nel pessimo modo «Gli omicidi mi hanno cambiata, Dexter devo andare via, ciao» perché Julia Stiles non ha voluto rinnovare il contratto) e con la sesta stagione caratterizzata dalla deriva pseudo-religiosa e da una fantasia di rapporto incestuoso tra Dexter e Deb (vi prego risparmiatecelo). Per non parlare di tutte le inutili storie secondarie di Quinn, Baptista e La Guerta, e dell’abitudine conservatrice degli autori che riportavano ogni stagione allo status quo iniziale, come se non fosse successo niente.

Cos’ha salvato la serie? Semplice: il SUPER-MEGA-IPER-CLIFFHANGER degli ultimi secondi nella season finale della sesta stagione, ossia Debra che coglie Dexter sul fatto.

!!! Attenzione Spoiler Alert: Stagione 7 Episodio 7 !!!

Ok, “salvato” è una parola grossa, gli autori stanno provando a riportare Deb nei binari della normalità ma credo che il bello della serie ora come ora sia proprio la sua instabilità. La trama si completa con le indagini di LaGuerta convinta che il Bay Harbour Butcher sia ancora vivo, Deb che cerca di proteggere il fratello, la mafia ucraina che corrompe Quinn ma soprattutto Hannah interpretata dalla sempre fantastica Yvonne Strahovski (Sarah Walker in Chuck).

Chi è Hannah? Durante l’adolescenza si fa abbindolare dalle promesse di un tizio più grande di lei, Wayne Randall, che girando l’America compie diversi omicidi. Una volta preso lei con la scusa dell’essere giovane e vulnerabile finisce giusto giusto in riformatorio. Randall, in prigione da un pezzo, annuncia di voler aiutare la polizia nel recupero di cadaveri ancora non scoperti e, una volta fuori a dare indicazioni, si suicida per i sensi di colpa. Così viene chiamata Hannah a finire questo lavoro, ma Dexter si rende conto che non è stata solo una spettatrice inerme, ha partecipato e ucciso anche lei.

Dexter è completamente affascinato da Hannah, non riesce a starle lontano, ricambiato. Nasconde le prove del suo coinvolgimento diretto nel caso di Wayne Randall a Deb e inizia a indagare su altri suoi possibili omicidi (marito e datrice di lavoro), scova prove e, nell’episodio 7, la piazza sul tavolo. Nel momento in cui il Nostro alza il coltello ed è pronto a colpire ho iniziato a pensare «No no no no no dai Dexter non puoi ammazzarla… Al massimo…», ed ecco che pianta la lama sul tavolo, poi nella foga la libera dalla plastica, e succede, si abbandonano all’amore alla foga. «Al massimo…» intendevo questo.

Per complicare il tutto è apparso anche lo scrittore di un libro su Wayne Randall convinto che Hannah abbia avuto un ruolo attivo nella vicenda. Riesce a strappare un appuntamento a Deb durante il quale espone la sua teoria e evidenzia le prove volutamente tralasciate da Dexter.

Sento che succederà un casino.

Vedremo dove andranno a parare, ricordando che c’è questa settima stagione da finire ma anche un’ottava (e ultima?) da regalarci.

Ho deciso di affondare il sottomarino di Last Resort

La stagione televisiva USA 2012-2013 presentava qualche titolo interessante, quindi ho/avevo aggiunto alla lista delle serie da vedere Last Resort, così descritta:

Protagonista della serie è l’equipaggio del sottomarino USS Colorado della Classe Ohio i cui uomini, dopo aver rifiutato di lanciare un attacco missilistico nucleare contro il Pakistan, senza la conferma ufficiale dell’ordine, vengono attaccati dal sottomarino USS Illinois (attacco che verrà poi usato per giustificare la guerra contro il Pakistan da parte degli USA); creduti morti riescono a rifugiarsi su un’isola chiamata “Sainte Marina”, per poi proclamarsi nazione sovrana dotata di armamento nucleare. Considerati nemici degli Stati Uniti d’America i loro unici scopi sono ora la sopravvivenza e riuscire a trovare delle prove che li scagionino dall’accusa di diserzione e che facciano capire che l’ordine datogli dal Comando era illegale, così da riabilitarsi e poter tornare alle proprie case.

(fonte Wikipedia)

Qua e là su siti che apprezzo molto (Italian Subs Addicted e Serialmente su tutti) ho letto che la serie sta avendo un discreto successo ed è papabile di rinnovo. Beh, io ho retto 2 episodi e mezzo. Ho affondato il sottomarino nell’oceano delle mie serie.

!!! ATTENZIONE SPOILER !!!

Quello che il riassunto della trama non racconta è che l’USS Colorado ha a bordo un dispositivo sperimentale chiamato Perseus che gli permette di sparire dai radar. In ogni episodio (o almeno nei primi 3, suppongo potrebbe essere un brutto vizio) c’era una motivazione, più o meno strampalata, per rientrare nel sottomarino, inabissarsi, nascondersi, fare qualcosa e rientrare a Sainte Marina. Capisco benissimo il pattern, alla base di quasi tutte le serie c’è quel qualcosa che le caratterizza ripetendosi, ma qui tutto è descritto in maniera superficiale e spesso avviene in modo frettoloso.

E poi dai, un evento ABNORME come quello del bombardamento nucleare del Pakistan è raccontato con la stessa importanza ed enfasi della morte di un pescerosso qualsiasi. Questo non solo per la gente del sottomarino ma anche nelle scene che riguardano “casa”.

L’amico Dalbo disse che basta e avanza la presenza di Autumn Reeser per sopportare ma non sono masochista fino a questo punto. Colei che fu la Taylor Townsend di The O.C. interpreta l’inventrice del dispositivo Perseus, vuole scoprire la verità su tutta la questione di base della serie, appena inizia a muoversi mandano in coma un suo amico informatore, cerca di contattare un ammiraglio che può aiutarla e che, guarda un po’, è il padre di una donna ufficiale a bordo dell’USS Colorado.

E poi ci sono le ambigue (termine che uso nell’accezione di “confuse”!) storie secondarie: l’XO e lo strano rapporto con la tizia francese che era nella base sull’isola di Sainte Marina, con l’amata moglie che lo aspetta a casa che viene ingannata per colpire lui; il marine spaccone che finirà per farsi la barista del paesello; la donna ufficiale figlia del citato ammiraglio che cerca di farsi rispettare dai colleghi maschi; il capitano che ha perso in figlio e ce l’ha col mondo; il COB e il suo possibile doppiogioco.

Troppa roba. Troppa confusione. No. Last Resort per me è no.