Lenovo Yoga 530 con AMD Ryzen, la mia recensione

Al Mobile World Congress 2018 ho potuto conoscere in anteprima nuovi prodotti Lenovo, tra cui lo Yoga 530 con CPU Intel.

Lo Yoga 530 è un “convertibile”, un notebook 2-in-1: la sua caratteristica principale è che lo schermo può ruotare di 360° fino a trasformarlo in un tablet.

Un paio di settimane fa, prima dell’IFA 2018 di Berlino, ne ho ricevuto uno grazie a Lenovo, uno Yoga 530 con a bordo una APU di AMD!

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Cos’è una APU?

apu_nahasapeemapetilonNo, non è lui.

Riassumendo il più possibile, una APU (Accelerated Processing Unit, unità di elaborazione accelerata) è un processore dove la CPU (Central Processing Unit, unità di elaborazione centrale, il “cervello” del nostro computer) e la GPU (Graphics Processing Unit, unità di elaborazione grafica, il “cuore” della scheda grafica) sono fuse insieme e quindi compie le operazioni di entrambi.

Le APU sono state pensate per avere ragionevoli prestazioni con il minor consumo energetico possibile, quindi principalmente destinate a dispositivi usati per lo più in mobilità.

Specifiche tecniche

  • Processore AMD Ryzen 5 2500U (3.6GHz) con comparto grafico AMD Radeon Vega 8 Graphics integrato
  • Memoria RAM 8GB (4GBx2 DDR4)
  • Touchscreen 14″ Full HD (1920×1080) IPS, multi-touch a 10 punti
  • Storage 256GB SSD
  • WLAN 802.11ac
  • Bluetooth 4.1
  • Altoparlanti Harman e Dolby Audio Premium
  • Fotocamera 720p
  • Microfono Dual Array
  • Tastiera retroillumunata
  • Lettore di impronte digitali
  • Connessioni USB-C, 2 USB 3.0, HDMI, lettore schede 4-in-1, jack audio combinato
  • Lenovo Active Pen
  • Batteria da 45Wh
  • Alimentatore da 65Wh
  • Sistema operativo: Windows 10 Home 64
  • Dimesioni 32,8 cm x 22,9 cm x 1,76 cm
  • Peso 1,6 Kg

Ora apriamo la scatola!

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Molto semplicemente nella scatola si trovano il notebook, l’alimentatore con il cavo della spina, il foglio illustrativo della garanzia, una guida veloce e – almeno nella versione italiana che ho ricevuto io – la Lenovo Active Pen.

Guardiamolo, prima di accenderlo

Il colore è ufficialmente Onyx Black, un nero opaco molto piacevole.

Sul lato sinistro troviamo la presa dell’alimentatore, la porta HDMI, una USB 3.0, una USB-C e il jack combinato per cuffie e microfono. Sul lato destro invece la presa per il lucchetto di sicurezza, un’altra USB 3.0, il lettore di carte 4-in-1 e il pulsante di accensione. Dietro lo spazio è dedicato alle aperture per la dissipazione, mentre sotto troviamo gli altoparlanti Harman.

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Le cerniere che permettono la rotazione a 360° dello schermo si notano subito in quanto di colore più chiaro.

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Una volta aperto la cosa che colpisce di più è il telaio in alluminio, davvero stupendo. La tastiera – nel mio caso layout italiano – ha la parte bassa dei tasti arrotondata, i tasti freccia su/giù sono le due metà di un tasto solo e i tasti F1-F12 sono principalmente tasti funzione, per usare i classici F si devono premere assieme al tasto Fn. Lo schermo è lucido, ha una barra nera in basso (dove ci sono le cerniere) mentre la webcam è nel bordo alto.

Acceso!

Tralascio l’installazione di Windows 10 Home, fatta scambiando due parole con Cortana. Simpatica, ma dallo smartphone Google Assistant mi ha guardato male tutto il tempo.

Già dalla prima accensione dopo l’installazione mi accorgo che l’avvio è davvero veloce. Nel sistema troviamo già installati dei programmi di utilità di Lenovo e l’antivirus McAfee (non sopporto gli antivirus preinstallati, l’ho rimosso quasi subito).

Per quanto riguarda le personalizzazioni, la grandezza dei caratteri è configurata di defautl a 150%, probabilmente per favorire l’uso come tablet. Credo sia quasi troppo, infatti l’ho impostato subito a 125%.

Tastiera, touchpad e lettore di impronte digitali

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Una piacevole sorpresa è stata la tastiera davvero comodissima. Il mio attuale termine di confronto è il notebook che uso per lavoro, un Dell XPS 15 del 2017, non ha una tastiera così confortevole. La sera è utile la funzionalità di retroilluminazione, gestibile con la combinazione di tasti Fn+barra spaziatrice. L’unica cosa che non ho capito è perché rimanga accesa anche quando il computer spegne lo schermo per risparmio energetico.

Il touchpad ha una buona dimensione, come sempre più spesso si trova sui notebook. I click – intesi non come semplici tap sul pad – nella parte bassa equivalgono ai tasti del mouse, ossia se si clicca il touchpad in basso a destra sarà come fare click destro.

Per accedere al mio account ho utilizzato il lettore di impronte digitali e Windows Hello, devo dire che ogni tanto fallisce il riconoscimento più volte di fila e quindi chiede password o PIN.

Video e audio

Il touchscreen 14″ Full HD è davvero luminoso, è un piacere guardare video, oltre al normale utilizzo. Non ho trovato particolari problematiche di riflesso, poi è chiaro che se si ha dietro la schiena una forte fonte luminosa allora non si può certo evitare l’effetto specchio.

L’audio degli altoparlanti Harman mi ha soddisfatto, è chiaro che non possano avere i bassi di casse esterne ma per essere integrate suonano davvero molto bene. Bisogna ringraziare il Dolby Audio Premium: ho fatto tentativi di accensione e spegnimento delle impostazioni Dolby mentre ascoltavo delle canzoni, la differenza è abissale. Mi è capitato di vedere video con suoni della natura e ho dovuto togliere l’audio per rendermi conto che alcuni suoni arrivavano davvero dal computer e non da fuori.

La flessibilità del 2-in-1

L’uso come notebook è il principale e devo dire che la leggerezza è davvero un punto di forza. Sfruttarlo solo così però non ha ovviamente senso, è un convertibile!

L’ho quindi provato come tablet.
Se tenuto in portrait mode, ossia in verticale, è meglio tenerlo dalla parte della banda nera più sottile in quando dall’altra, quella delle cerniere, ci sono le uscite della dissipazione. In landscape mode invece meglio rivolgere le uscite della dissipazione verso l’alto.
Comunque devo riconoscere che un tablet da 14″ è quasi troppo grande ma alla bisogna è una modalità utile.

Per provare la Lenovo Active Pen ho provato altri formati. Da evitare la classica posizione notebook e anche quella con tastiera verso il basso, lo schermo oscillerebbe. Meglio metterlo a piramide o proprio completamente piegato, ossia stile tablet.

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Mia figlia Matilde ha sottoposto lo Yoga 530 a uno stress test disegnando con la penna in dotazione. Sono rimasto colpito dai diversi tratti ottenibili con diverse pressioni ma soprattutto dalla reattività, in pratica sembra di scrivere su un foglio. La Active Pen ha anche dei tasti, uno dei quali comodo per cancellare senza dover selezionare su schermo la “gomma”.

La posizione a piramide è consigliata anche per la visione di video, avendo le casse sotto, o meglio, in questa posizione sono verso l’interno, l’audio sarà anche meglio di come ho già detto.

Comportamento e performance

Ho iniziato con del semplice browsing, ascoltato musica, visto qualcosa su Netflix, fatto del semplice editing video, giocato a Paladins e StarCraft II.

Tutte le attività sono andate alla grande, i giochi fluidi. Certo, ho scelto giochi che non hanno chissà che richiesta di risorse, ma comunque a dettaglio massimo. E poi se voglio una macchina da gaming non mi affido a uno Yoga (qualcuno ha detto Legion?). L’unica stranezza l’ho vista quando ho lanciato a tutto schermo Paladins, mancava la gamma del verde alla grafica. Ho provato l’aggiornamento driver automatico di Windows, che mai aveva fatto qualcosa di utile per me, e per la prima volta nella mia esperienza ha trovato l’update e sistemato il problema.

Quello che ho notato è che con una richiesta media/alta di risorse la APU ha iniziato a scaldare sensibilmente, abbastanza da sentire la zona di calore sotto la parte sinistra della tastiera. Ogni computer lo fa, nel caso dello Yoga è letteralmente tangibile per la sua natura sottile.

La conseguenza del calore è che le ventole di raffreddamento vanno piuttosto veloci, soffiando abbastanza. C’è un’impostazione nel BIOS per passare da un setup PerformanceQuiet, in questo modo si gestisce l’utilizzo della APU e quindi lo Yoga diventa più silenzioso. Insomma, dipende dall’uso che se ne vuole fare.

E la batteria?

La descrizione dello Yoga 530 dice “fino a 8 ore di autonomia”. Questo risultato potrebbe probabilmente essere raggiunto limitando al massimo le prestazioni, ma con un uso normale – wifi, luminosità 30/40%, un po’ di musica, navigazione – sono arrivato al massimo a quasi 5 ore, che è un buon risultato. Uno dei fattori positivi è la velocità di ricarica, grazie alla tecnologia RapidCharge e all’alimentatore da 65W in dotazione.

Tirando le somme…

Questo nuovo Yoga 530 con APU AMD Ryzen è il mio primo notebook 2-in-1, quindi il mio parere è sicuramente influenzato anche dal suo formato.

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Durante la presentazione dei nuovi prodotti Lenovo all’IFA 2018 di Berlino gli stessi manager hanno asserito che gli utenti usano i convertibili per la maggior parte del tempo in formato notebook e questa mia esperienza mi porta a confermarlo.

Penso che sia un buon notebook di fascia media, leggero e con prestazioni che non credevo così buone, probabilmente migliorate grazie alla APU AMD Ryzen. Credo anche che usato come mero tablet sia un po’ pesante, quasi troppo esteso, e come prevedibile è difficile tenerlo con una mano sola.
Poterlo però usare in queste configurazioni e anche in posizione piramide segnano la sua grandissima versatilità.

In effetti lo consiglio a chi è amante dell’intrattenimento, magari con un lavoro o un hobby orientato alla creatività, qualcuno che può sfruttare davvero la Active Pen.

Sono molto contento di aver provato con mano la APU AMD Ryzen. Ringrazio Lenovo Italia per avermi concesso questo Yoga 530.

MAG per PlayStation 3, la recensione

Come annunciato, nei giorni scorsi sono stato a Londra per la MAG 256 Battle, l’evento organizzato da Sony per il lancio del nuovo ambizioso gioco che vede sul campo di battaglia fino a 256 giocatori in contemporanea. Premetto che questa non sarà una vera e propria recensione, ma un insieme di impressioni che ho avuto in quanto videogiocatore.

In compagnia di 11 giornalisti del settore sono volato a Londra. L’evento, ospitato dalla University of Westminster, ha visto la partecipazione di 128 giornalisti e giocatori pronti a combattere tra loro e, nel match clou, contro 128 sviluppatori della Zipper Interactive negli Stati Uniti. La struttura dove erano installate le 128 postazioni di gioco – dotate di tv, PS3 e headset – era a forma di numero “256” e illuminata con i colori delle tre fazioni, rosso blu e verde, come si vede nel video.

L’evento è iniziato con un briefing nel quale ci hanno spiegato l’idea di fondo. MAG – Massive Action Game – è ambientato in un futuro poco lontano in cui le nazioni hanno un patto di non belligeranza ma, ufficiosamente, combattono e si difendono assumendo degli eserciti mercenari, PMC.

  • Valor: sono ex militari del nord America, i loro punti forti sono l’addestramento, la tattica e il valore appunto acquisito sul campo durante la loro esperienza militare. Il loro equipaggiamento è classico.
  • SVER: sono teste calde e militari dell’Asia, Cina Russia e India in testa, e si adattano ad ogni situazione grazie alla loro vita “di strada”. L’equipaggiamento ricorda quello da guerriglia.
  • Raven: sono la fazione più europea e fanno perno sulla tecnologia, che si nota sia dalle protezioni che indossano sia dalle armi in uso.

Si intuisce che l’obiettivo di MAG non è essere un semplice sparatutto, si vuole cercare di coinvolgere ogni singolo giocatore in una guerra globale, dove conti sì il singolo, ma soprattutto la fazione a cui appartiene. Anche quando uno non gioca c’è qualcuno online che lo sta facendo per tenere alto l’onore del proprio esercito. Giocando si guadagnano esperienza e punti utili a sbloccare armi, accessori e abilità, con i quali ognuno può sentirsi diverso dagli altri. Oltre alle armi e a materiale di supporto come granate e fumogeni c’è anche il kit medico che permette di curare un compagno – azione che porta XP – o sè stessi.

Per quanto riguarda le modalità di gioco ci siamo cimentati in un training per ambientarci, un sabotage dove l’obiettivo è manomettere strutture avversarie, un acquisition dove bisogna trafugare dei mezzi nemici e un domination nel quale è necessario assediare il nemico e provocare più danni possibili. Spiegato così è riduttivo, infatti le strutture da manomettere e i punti da conquistare sono davvero tanti (torrette mitragliatrici, lanciarazzi, etc).

I giocatori sono divisi nei due schieramenti in gruppi da 8. Ogni gruppo ha un responsabile, mentre c’è un capo per l’intera fazione. Queste figure di comando hanno delle capacità organizzative maggiori, come ad esempio il poter chiamare supporti esterni. Fattore importante è quindi la comunicazione: ogni postazione era dotata di headset ma il volume dei televisori era troppo alto, non sentivamo niente, questo è stato un peccato.

Sul lato tecnico posso dire che nel gioco abbiamo riscontrato un certo lag, specie nella partita 128vs128 contro i developers americani. Ho notato anche diversi ghost, ossia immagini di giocatori ormai abbattuti che però rimanevano in vista, confondendosi a quelli “reali” e ingannando non poco i giocatori ancora in vita. Sicuramente uscirà qualche patch per tappare questo fastidioso comportamento, comunque non troppo diffuso.

Riassumendo, se devo fare un confronto con uno dei giochi più diffusi al momento, Call of Duty Modern Warfare 2, posso dire che MAG è meno frenetico e più pensato. L’importante è seguire le istruzioni di chi è al comando, anche se inizialmente nella nostra esperienza si notava che tutti partivano per gli affari propri con il solo pensiero di abbattere più nemici possibile.

Un doveroso ringraziamento va a SCEE – Sony Computer Entertainment Europe – che ha organizzato l’evento, permettendomi di partecipare e di conoscere diverse persone del settore, che saluto e ringrazio per le birrette condivise durante il pomeriggio. Ringrazio anche Fanny di greenroom@momentum per avermi contattato e Alessandro De Leo di Sony Italia.

PS: l’evento aveva un proprio twitter hashtag, potete rileggere i tweet con #MAG256. Ah, si sappia che nella sfida contro gli sviluppatori americani abbiamo vinto!

My Tweeple, gestione dei contatti Twitter

Ogni tanto a noi twitters parte lo schizzo di ripulire followers e following. Questo si può fare dall’interfaccia di Twitter, è vero, ma a volte è un lavoro scomodo. Spulciando il gruppo Twitter Guide su Twine (parlerò di questo sito social più avanti) ho trovato la segnalazione di una applicazione creata ad hoc per questo lavoro.

My name is Shannon Whitley, and I’m a Twitteraholic. So much of one, in fact, that little things on Twitter that take extra time suddenly become a big annoyance.
Twitter’s Follower/Following manager lacks a lot of essential features for me, so I decided to write my own application.
My Tweeple is a great way to manage all of my Twitter people in one place. I can easily see who I’m following and who’s following me.
With a simple click, I can follow, unfollow, or block people, and these changes instantly update Twitter.
I hope you enjoy using My Tweeple. This is your application as much as it is mine. Feel free to request changes or additions.

My Tweeple è un sito-applicazione nato grazie alle API di Twitter. Una volta inseriti i propri dati per il login si fa un sync con il database di Twitter, così da poter vedere la lista completa di followers & following. Sono previsti 3 diversi status: c’è chi seguiamo noi non ricambiati, chi segue noi non ricambiato e quelli con cui ci si segue a vicenda (mutual). Il bello viene ora. Con l’uso dei filtri infatti si possono nascondere i followers così da vedere soltanto chi non ci segue, o viceversa scoprire chi non ricambiamo (qualcuno ha detto spammers?). Insomma, filtri in tutte le salse, il tutto corredato da altri dati sui contatti avatar compreso e icone che mostrano il tuo di rapporto in maniera chiara.

Tra le millemila applicazioni serie e facete create grazie alle API di Twitter questa penso sia molto comoda. Se la provate lasciatemi un commento magari 🙂